L’ecoturismo, un trend in pieno atto in Europa e USA, fatto di viaggiatori che prediligono un turismo basato sul rispetto dell’ambiente e di chi sceglie regioni di interesse naturalistico, non è più un segmento di mercato residuale.

Basta leggere i dati sui parchi naturali italiani: il 16% dell’intera popolazione italiana ha visitato aree protette (rapporto Istat 2016) [8 milioni di visitatori singoli, 22 milioni di presenze]. In Italia, inoltre, sono presenti metà delle specie vegetali dell’intero territorio europeo [5.600] e un terzo di quelle animali [57.000].

Ecotravel che non significa, però, solo natura: i parchi nazionali ospitano  oltre 1.700 centri storici, 150 musei, 200 siti archeologici e oltre 300 edifici dedicati al culto. E qui si armonizzano i punti di forza del nostro paese: patrimonio ambientale e culturale.

Ma il turismo ambientale è redditizio? Uno studio dell’Università di Cambridge (2015) ha evidenziato che, a livello globale, a fronte di spese/investimenti pari $10 miliardi, il flusso dei visitatori può generare $600 miliardi ogni anno.

Come intercettare e gestire al meglio questa opportunità?

La netnografia è uno strumento perfetto per fare:

  1. marketing territoriale
  2. destination management.

Cosa significa, infatti, fare netnografia? Significa applicare l’approccio etnografico allo studio di internet. E che cos’è l’etnografia? Fare etnografia significa recarsi tra coloro che si vuole studiare per un certo periodo di tempo, e utilizzare tecniche di ricerca come l’osservazione o l’intervista allo scopo di raccogliere dati che, una volta interpretati, rendano possibile la comprensione della cultura in esame.

Riti, rituali, cerimonie, normevaloricredenzecomportamenti, artefatti, approccio alla natura e rapporto con la fauna e la vegetazione: sono questi i principali fenomeni di interesse dell’etnografo, attraverso i quali la cultura si rende intelligibile. Ma non sono forse questi stessi fenomeni il punto forte di qualunque offerta turistica che voglia essere ricca, specifica, differenziata ed esperienziale?

E, poi, non sono proprio questi stessi fenomeni ad essere oggetto di una traduzione e traslazione continua sulla rete, di modo da aprire al ricercatore la possibilità di un’esperienza realmente “immersiva” anche e soprattutto perché fatta dall’interno e all’interno delle interazioni comunitarie su internet?

Di qui la ricchezza e tutto il potenziale di un approccio netnografico al settore travel.

Analizzando le interazioni in rete e i social con metodo netnografico è infatti possibile:

  1. dischiudere l’immaginario percepito dagli user
  2. verificare se l’immaginario percepito coincide con quello comunicato
  3. quantificare il reale livello di conoscenza della destinazione degli user
  4. ottenere feedback “veri” su ciò che il turista apprezza o non apprezza
  5. segmentare il target in maniera sempre più sofisticata
  6. analizzare i punti di forza e di debolezza della destinazione

La netnografia si identifica quindi come il metodo di ricerca qualitativa adatto a permettere al ricercatore di immergersi nelle conversazioni dei viaggiatori emerse spontaneamente online. Con l’obiettivo di estrarne insights significativi da convertire con pragmatismo:

  1. in soluzioni di marketing efficaci perché basate sui bisogni dei viaggiatori“reali”
  2. in un destination management adatto a raccogliere feedback “azionabili”