La storytelling è una tecnica consolidata nella cultura d’impresa.

Può essere utilizzata per tutti gli stakeholder che questa cultura contribuiscono a creare: dipendenti, clienti e community. Certo, perché sia efficace, a pubblici diversi devono corrispondere storie diverse.

Me si tratta solo di una raffinata arte retorica applicata alla nostra era?

No, lo storytelling è molto di più. Le storie, infatti, non sono soltanto racconti attraenti costruiti per persuadere con la narrazione. Sono, piuttosto, azioni complesse che permettono di connettersi con i sentimenti, di guidare flussi di emozioni, di condividere credenze e di creare miti.

Ma cos’è cambiato con il digitale? Le tecnologie digitali, l’integrazione di diversi linguaggi mediali e le pratiche  dei social media hanno reso possibile il digital storytelling. Con quali vantaggi? Almeno 5:

  1. costi più accessibili;
  2. maggiore facilità di utilizzo;
  3. maggiore adattabilità a contesti diversi;
  4. elevata interazione e co-autorialità;
  5. semplificazione della correzione e modifica dei contenuti.

E quale può essere il contributo della netnografia? L’identità degli utenti/consumatori può essere considerata come una narrazione di sé, così come accade per le pratiche che “manipolano” un brand/prodotto/servizio per costruire un’identità.

Questo è proprio il punto: grazie ad un approccio netnografico c’è la possibilità concreta di leggere queste narrazioni nel loro formarsi e modificarsi, nel contesto delle interazioni digitali sia dei singoli utenti tra di loro che all’interno di un contesto di brand: è il caso dei commenti ad un post di un prodotto su una pagina di marca.

E, per la netnografica, anche i gruppi producono narrazioni: un classico esempio è l’analisi netnografica applicata al geocaching, una caccia al tesoro in cui i partecipanti utilizzano un ricevitore GPS per nascondere/trovare box di differenti tipi e dimensioni, detti cache.  Ogni posizionamento/ritrovamento di cache viene geolocalizzato, registrato online e corredato da fotografie e annotazioni.

I singoli, i gruppi, le community, i brand: tutti producono storie o contribuiscono a modificarle. E la netnografia può aiutare a leggerle al meglio, per garantire risultati di qualità alle ricerche di mercato in azienda – ad un costo accessibile e “live”.

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Federico Corradini

Laurea all’Università Cattolica di Milano e Master in Bocconi, si occupa di marketing, vendite e comunicazione dal 2003. Ha lavorato per dieci anni in Colgate-Palmolive, in Bolton Manitoba e in Google. Ha approfondito con il Prof. Visconti i concetti del marketing online e dello storytelling; con il Prof. Guenzi ha discusso alla SDA Bocconi di leadership e sales management; con la Prof.ssa Ceriani ha lavorato all’applicazione della semiotica generativa alla pubblicità e alla comunicazione. Nel dicembre del 2013 ha lasciato la sua posizione di Team Lead Italy in Google Ireland, a Dublino, per tornare in Italia e fondare, a gennaio 2014, XChannel.