Il marketing, oggi, è a “senso unico”: è vista.

Chi ci ha portati qui? Facebook. Negli ultimi dieci anni le immagini hanno dominato il social più grande del mondo. Portandolo dov’è ora, oltre quota 2 miliardi di utenti. Poi, 3 anni fa, Mark Zuckerberg ha virato verso i contenuti video. Una speranza per gli altri sensi? Non proprio: da almeno un anno e mezzo il trend è quello di “vedere le parole” dei video, leggendole nei sottotitoli. In modalità silenziosa.

Ma, forse, le cose stanno cambiando. Nella direzione del sonic branding, che consiste nell’uso distintivo e differenziante di un suono per distinguere e differenziare una marca, un prodotto, un servizio. Un vero e proprio trend, in questo inizio 2018.

Non che questa idea di usare la musica per fare marketing sia qualcosa di nuovo, s’intende. Pensiamo ai jingle. Ma poi pensiamo a come – ventiquattro anni fa – tre secondi di audio con cinque note abbiano cambiato il volto di uno dei brand più riconoscibili al mondo: Intel.

D’altronde, se solo ci fermassimo un attimo ad ascoltare, ci renderemmo conto che tutto è suono. Anche in fatto di marketing. Non c’è solo un sonic branding, infatti. C’è il soundscaping, che ha a che fare con la costruzione di un’esperienza sonora in-store. Ma anche la sonorizzazione del prodotto, che migliora la percezione di un prodotto attraverso l’ottimizzazione degli aspetti audio (es. l’idea di qualità adamantina instillata a colpi di note dal timbro perfetto nelle portiere delle auto tedesche).

Ma, in questo 2018, sempre più ci si spinge oltre, grazie all’utilizzo di strumenti che puntano a potenziare il coinvolgimento dell’utente a 360 gradi, con contenuti che proprio grazie all’audio si rivelano totalmente immersivi e dinamici.

Le forme più fruibili e conosciute di video a 360 gradi con contenuti audio spaziali sono YouTube VR e Facebook 360. Ma oggi il contenuto audio è così decisivo che queste workstation sono state rielaborate allo scopo di adattare le esperienze di suono alle situazioni più complesse, vale a dire alla spazializzazione di sorgenti audio 3D con massimi risultati sia online che da mobile.

Come d’altra parte mostra la classifica dei vincitori dei Webby Awards, i siti internet più stimolanti sono quelli che presentano video introduttivi che catturano lo spettatore ben più di dieci secondi, in controtendenza rispetto al recente trend che vedeva vincere contenuti estremamente brevi. La maggior parte di questi video, infatti, oltre a stimolare la vista del consumatore, ne stimola l’udito e lo spinge ad un’interazione. Basta pensare ai National Geographic, che inizia ad un viaggio conoscitivo del mondo paesaggistico e animale in soggettiva, ma anche al sito di Heineken, premiato per il miglior uso di video interattivi.

La coscienza dell’importanza del suono e della voce è quindi il segno di un nuovo ampliamento delle frontiere del marketing e se, come scrive Gartner, le ricerche mobile sono destinate a essere generate solo da query di ricerca vocali, Amazon AlexaSiri di Apple conquisteranno presto anche gli inserzionisti più scettici. Cosicché le caratterizzazioni di un brand relative al tone-of-voice o al cosiddetto sonic brandingdiventeranno sempre più aspetti su cui occorre puntare per vincere la competizione acustica.

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Giulia Di Giacomo

Laurea in Lettere all’Università di Torino e una laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica nello stesso ateneo, ha specializzato il suo percorso di studi con il Master in Marketing e Comunicazione dell’Università Bocconi. Questo ibrido di conoscenza specificatamente umanistica e saperi economici e manageriali le ha permesso di sviluppare versatilità e flessibilità. Vanta una consistente esperienza da Content Marketing Manager. Ora si occupa di Performance Marketing e Growth hacking. Peculiarità? Pragmatismo, entusiasmo e vision.