Tra il 2013 ed il 2014 se ne è parlato tanto e ovunque. La rivoluzionaria device ideata degli ingegneri di Mountain View è stata prima al centro di innumerevoli rumors; poi è stata data in ‘numero chiuso’ agli sviluppatori di tutto il mondo; di seguito si sono chiusi accordi di partnership con diverse aziende (tra le altre, l’italiana Luxottica di Del Vecchio); infine il prodotto ha preso la via della commercializzazione in una fascia super premium (dai 1,000$ in su per capirci). Ma ora, che fine hanno fatto i Google Glass?

Uno dei motivi delle ‘certezze’ attorno al fatto che la novità sarebbe stata sia rivoluzionaria che duratura, è stata la discesa in campo di Sergey Brin come ‘faccia’ del progetto. Il co-founder di Google si è speso in diversi modi per i Glass: ha seguito il progetto da un punto di vista di ingegnerizzazione in prima persona, e poi ne è stato uno dei testimonials più autorevoli (ad esempio, quando lo ha fatto indossare e indossato lui stesso nelle sfilate della settimana della moda di NY).

Da qualche mese il prodotto è stato ritirato dal mercato. Motivazione: fine del progetto preliminare e rilancio di un nuovo prodotto dopo pochi mesi. Poi non se ne è più parlato.

Fino a pochi giorni fa quando Astro Teller ( il direttore dei laboratori Google X, quelli dei progetti più innovativi di Big G) ha fatto delle dichiarazioni in merito al SXSW di Austin. Ha detto – in estrema sintesi – che il progetto Glass avrebbe dovuto essere trattato da subito per quello che era, e cioè un progetto preliminare. Invece la cosa – come sappiamo – è sfuggita di mano creando aspettative globali.

Al SXSW (evento texano dedicato a Musica, Film e Interattività) si è parlato un po’ di tutto, è vero, ma uno dei temi caldi è stato proprio quello delle wearable device. Solo un paio di esempi: è stata presentata Solepower, una soletta da inserire nelle scarpe da corsa che permette di immagazzinare energia da usare poi per ricaricare il proprio smartphone; oppure Waverly, un auricolare che ci sollega direttamente allo smartphone e ci connette alla rete, ma che ci permette anche di comunicare con un traduttore istantaneo con persone che non parlano la nostra lingua.

Sono dei segnali forti che continuano a dare forza al settore della tecnologia indossabile ed a evidenziarne le potenzialità crosscanale, cioè di costruzione di ‘ponti’ di comunicazione tra online / offline e tra differenti apparecchiature / device. Per un internet che diventa sempre di più un aiuto efficace oltre che omnipresente.

Nelle settimane passate abbiamo per altro seguito proprio con giornaledellepmi.it il lancio della device indossabile per eccellenza: Apple Watch. E d’altra parte proprio in questi giorni Disney ha presentato un braccialetto intelligente che consente ai suoi amanti di tutte le età una visita “intelligente” ai suoi parchi. Si chiama niente di meno che MagicBand. Costo del progetto? 1 miliardo di dollari.

A conferma che il settore della tecnologia indossabile è uno dei più interessanti per gli investimenti delle imprese – in proporzione, dalle piccole alle grandi – in tutto il mondo.